Spread… questo sconosciuto…

Denaro in moneta in scala salita in barattolo di vetro con piantine crescent

8 novembre 2018 – Ottobre è il mese dell’educazione finanziaria. E’ anche il mese in cui è stato approvato il DEF, in cui abbiamo assistito alla risalita dello spread e in cui la Commissione Europea ha già valutato negativamente la manovra finanziaria del governo.

Ma allora?

Che cos’è questo “spread”?

Termine che in ambito creditizio e finanziario significa “differenza”, “margine”, “variazione”.

In ambito macroeconomico identifica la differenza di rendimento fra i BTP a dieci anni e gli analoghi titoli tedeschi (Bund): più è elevato lo spread, maggiore è il costo che lo Stato Italiano deve sostenere per rinnovare il debito pubblico, che è in sostanza un prestito che privati, banche e investitori italiani e esteri (come i fondi pensione) fanno allo Stato Italia, in cambio degli interessi periodici che vengono pagati dal Tesoro; quindi se lo spread sale (come in questi giorni per effetto della manovra finanziaria approvata dal Governo) lo Stato Italiano (cioè tutti i cittadini italiani, in pratica) spenderà più soldi per ottenere i prestiti di cui lo Stato ha bisogno (e di cui non può fare a meno), creando alla fine un debito pubblico ancora più elevato (quello italiano è il terzo al mondo per volume).

La spread BTP/Bund indica anche quanto gli investitori ritengono affidabile lo stato italiano rispetto a quello tedesco, misura cioè il “rischio” di fallimento dello stato italiano.

Un altro spread, meno noto sui giornali, è quello fra il rendimento dei BTP con scadenza a 10 anni e quello dei BTP con scadenza a due anni: nel 2011, quando ci sono state concrete possibilità che l’Italia venisse esclusa dall’euro, i BTP a due anni rendevano più dei BTP a 10 anni.

In questi giorni non si è ripetuta la medesima situazione… per fortuna!

In ambito creditizio per spread si intende uno dei componenti del tasso di interesse che le banche richiedono per dare credito: a parte i mutui a tasso fisso, i mutui a tasso variabile e le operazioni di finanziamento a breve termine con tassi indicizzati (conti correnti, scoperti, anticipi sbf, etc.) il tasso è normalmente composto dall’indice Euribor (che per sua natura non risente in maniera significativa delle variazioni del rendimento dei BTP Italiani) e dallo spread applicato dalle banche, che copre il rischio di default del prestito, i costi operativi delle banche, il costo della raccolta e l’utile che le banche intendono ricavare dall’operazione di prestito.

Non vi è quindi una relazione diretta fra “spread” BTP/Bund e il costo dei mutui.

Vi è però una relazione indiretta.

Le banche italiana hanno in portafoglio moltissimi BTP. Se lo spread sale, il valore dei BTP già emessi diminuisce, quindi le banche subiscono perdite; è logico che cerchino di recuperare queste perdite andando ad aumentare lo spread sulle nuove operazioni di prestito che concedono. Quindi possiamo aspettarci che il denaro delle banche diventi più caro.