Riforma del Codice del Terzo Settore… a che punto siamo? terza parte

Costi e ricavi per le attività di “interesse generale”: non più parità ma uno scostamento minimo.

Un Ente del Terzo Settore è tale se le attività di interesse generale (quelle di cui all’art. 5 del Codice, cioè quelle attività che costituiscono la mission dell’ente, in virtù delle quali si è un Ente del TS e si può beneficiare delle agevolazioni fiscali) possono essere considerate non commerciali e se le stesse superano le eventuali attività “commerciali” che l’Ente comunque mette in campo.

I requisiti concernenti le attività sono quindi due.

Con le modifiche apportate dal DL 119/2018 è stato stabilito che le attività di interesse generale potranno essere ritenute non commerciali anche se vi è uno scostamento lieve (cioè non superiore al 5%) fra costi e ricavi. Se per due anni consecutivi i ricavi dovessero superare i costi, l’attività non potrà più essere considerata di interesse generale, ma commerciale, con l’eventuale perdita dei benefici fiscali.

Quindi:

l’ente deve attribuire ad ogni attività i ricavi e i costi “effettivi”: tale dizione dovrebbe consentire (salvo futuri chiarimenti) di imputare distintamente ad ogni attività sia i costi diretti (ad es.: acquisti di beni o personale dipendente) che i costi indiretti (ad es.: quota parte spese per beni ammortizzabili o per gestione della sede). Analoga distinzione va fatta per i ricavi.

Se i ricavi non superano il 5% dei costi così valorizzati, l’attività rimane non commerciale.

La suddetta operazione va fatta necessariamente per ogni singola attività che l’ente pone in essere.

La somma dei costi e ricavi delle attività non commerciali va poi confrontata (e questo è il secondo requisito) con il totale delle attività commerciali: i benefici fiscali saranno mantenuti se le prime superano le seconde.

In conclusione:

a) gli enti di piccole dimensioni non dovrebbero avere troppi problemi, visto che in questi anni la difficoltà maggiore è in genere stata quella di ottenere ricavi almeno pari ai costi; peraltro quelli che si trovano a ricevere introiti particolarmente rilevanti a fine anno (ad es.: per le donazioni natalizie) faranno bene ad adottare politiche di spesa abbastanza elastiche, che consentano loro di attribuire eventuali surplus di costi proprio a quel periodo temporale, per evitare di avere bilanci con utili superiori al 5% dei costi (anziché utilizzare gli avanzi di bilancio di un anno per sostenere spese “importanti” l’anno successivo).

b) gli enti con strutture più complesse potranno incontrare maggiori difficoltà, per cui dovranno adottare sistemi di controllo costante nel corso dell’esercizio, per tenere monitorati gli andamenti delle entrate e delle uscite, separatamente per attività. In altre parole, se non l’hanno già fatto, è il momento di pensare ad implementare dei sistemi di controllo di gestione.

N.B.: deroghe: alle predette norme sfuggono gli ETS di ricerca scientifica, se reinvestono gli utili nella ricerca o nella diffusione dei risultati e le fondazioni Ex-Ipab (a determinate condizioni, da verificare).

(questo articolo è pubblicato anche su: https://www.confinionline.it/detail.aspx?id=73237&l=it)