Riforma del Codice del Terzo Settore… a che punto siamo? Seconda parte

gli elementi essenziali di un ETS sono tre:

1) assenza dello scopo di lucro;

2) esercizio di un’attività di interesse generale;

3) pubblicità attraverso l’iscrizione obbligatoria nel RUNTS.

Del terzo punto ce ne occuperemo in seguito, non tanto dal punto di vista delle procedure (che non esistono ancora, perchè i registri sono ancora ben lontani dall’essere creati), ma dei riflessi che un sistema strutturato, pubblico e affidabile di pubblicità dei dati di un ente può offrire nei confronti degli stakeholders: un po’ come l’iscrizione di una società in Camera di Commercio permette di conoscere con chi si contratta.

Assenza dello scopo di lucro.

Premesso che nel Codice vi sono numerose norme che tendono ad impedire comportamenti non in linea con la norma (divieto di distribuzione degli utili; prevalenza del volontariato non retribuito; etc.), la norma trova alcuni temperamenti nella previsione di un possibile ma contenuto sbilanciamento fra entrate e uscite, per cui è accettabile che un ETS possa incrementare il suo patrimonio di anno in anno: è stato infatti superato il vincolo previsto inizialmente di assoluta parità fra uscite ed entrate (che appunto non potevano superare gli incassi a vario titolo ricavati).

Superamento quanto mai opportuno, in quanto non dobbiamo dimenticare che un ETS, anche se non tende a fare utili a differenza di una impresa commerciale, è comunque un insieme organizzato di beni, servizi, dipendenti e volontari teso alla produzione di altri servizi a favore della collettività o di un insieme determinato di persone.

Assume quindi una serie di rischi del tutto simili a quelli che assume una impresa: infortuni, vertenze sindacali, danneggiamenti dei beni mobili o immobili, furti, malversazioni, ritardi nei versamenti da enti pubblici e conseguente ricorso al credito bancario. Se possiamo immaginare che non sono presenti (o lo sono in misura contenuta) alcuni dei rischi tipici di un’impresa (ad es.: contrazione della domanda; invecchiamento tecnologico del prodotto/servizio; cadute nella filiera dei fornitori e/ della logistica; etc.) tuttavia è sempre presente il c.d. “rischio organizzativo”, nonché tutti i rischi connessi alla gestione del personale dipendente.

Un incremento del patrimonio del’ETS è quindi una buona misura di prevenzione contro i possibili accadimenti avversi: metto fieno in cascina, per gli anni di magra.

Il secondo punto (esercizio di un’attività di interesse generale) trova una buona definizione dell’articolo 5 del Codice: è possibile capire se veramente l’attività esercitata dall’ETS rientra nell’elenco e quindi se il requisito è soddisfatto.

E sono possibili anche attività diverse, non riconducibili alle finalità sociali, ma che si pongono come strumentali al raggiungimento della mission dell’ETS. Qui il ragionamento si fa e si farà delicato e complicato, in quanto i confini fra attività di interesse generale e attività strumentali troverà nella realtà una ampia casistica. Ad un futuro decreto è rimandata la definizione dei limiti che renderanno possibili le attività diverse (che comunque dovranno essere previste nello Statuto).

(questo articolo è pubblicato anche su: https://www.confinionline.it/detail.aspx?id=73228&l=it)